Nell'ambito dell'attività di monitoraggio del diritto comunitario vigente e dell'analisi dei potenziali problemi che ne possono derivare, la Commissione europea intende stabilire legami più stretti con esperti e ricercatori del settore, al fine di tenere sotto controllo, ma anche di anticipare, gli sviluppi nel settore della proprietà intellettuale e del relativo impatto economico.
Dopo i precursori Austria e Francia e dopo la Danimarca che è ricorsa al referendum popolare a fine maggio, è ora la volta di Svezia e Belgio che, nel corso della scorsa settimana, hanno ratificato l'Accordo sul Tribunale unificato dei brevetti.
Qualcuno sta utilizzando le mie foto personali sul web? Hanno creato un profilo su facebook con le mie foto? Hanno copiato il contenuto di un mio scritto? Un mio alunno ha presentato un tema copiato? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande spiegando come fronteggiare i più comuni casi plagio.
Il Joint Research Centre, il centro di ricerca della Commissione UE che ha il compito di fornire un supporto scientifico alle politiche dell'UE, ha pubblicato un rapportoche analizza il contesto sempre più rilevante del comparto ricerca e sviluppo nel settore della Information and Communication Technology (ICT), concentrandosi in primo luogo su come questa sia sempre più tutelata con gli strumenti della proprietà intellettuale e in secondo luogo studiandone i modelli e le dinamiche del processo di internazionalizzazione.
Dallo scorso 1° giugno è entrata in vigore in Gran Bretagna una riforma del diritto d'autore i cui propositi sono quelli di rendere lo stesso più in linea con i tempi, adeguandolo alla nuova realtà dell'era digitale.
Dal 4 al 6 giugno si è svolto a Busan in Corea, il meeting periodico tra gli uffici dei brevetti di Europa (EPO), Stati Uniti (USPTO), Cina (SIPO), Giappone (JPO) e, appunto, Corea (KIPO), riuniti ormai da tempo sotto la sigla IP5 e che rappresentano l'80% del mercato mondiale dei brevetti.
Secondo la sentenza del 5 giugno 2014, pronunciata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa n. C-360/13, nell’interpretare l’art. 5 della direttiva 2001/29/CE del 22 maggio 2001, “le copie sullo schermo del computer dell’utente e le copie nella «cache» del disco fisso di tale computer, realizzate da un utente finale durante la consultazione di un sito Internet, soddisfano i requisiti in base ai quali tali copie devono essere temporanee, transitorie o accessorie e costituire una parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, nonché i requisiti stabiliti all’articolo 5, paragrafo 5, di tale direttiva, e possono pertanto essere realizzate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore.".